Sex Workers ai tempi del Covid-19

DI GIANCARLO PROVENZANO


In tutta Europa e nella maggior parte del mondo, le strade sono quasi vuote, e consolo di giorno. Le sale massaggi, i centri di eros, le saune e gli hotels sono rimasti chiusi a causa dell’emergenza pandemica. Dove sono le prostitute in tutto questo? E come stanno affrontando questo continuo stato di emergenza?

Il G.R.I.P.S. (Gruppo di Ricerca Italiano su Prostituzione e Lavoro Sessuale - Gruppo di ricerca italiano sulla prostituzione e il lavoro sessuale) ha cercato di capire cosa sta succedendo agli individui coinvolti nel lavoro sessuale.

In Italia, le prostitute, che siano donne o transessuali, hanno quasi abbandonato le strade a causa della paura del contagio e di un senso di responsabilità per la salute pubblica. Allo stesso tempo, hanno temuto multe e hanno cercato di evitare i controlli di polizia. Non ci sono più clienti in giro! Come è noto, il mondo della prostituzione investe, nella maggioranza dei casi, persone extracomunitarie, spesso non in regola dal punto di vista delle leggi sulla permanenza nel territorio dello Stato, e ciò non fa che aggravare la situazione emergenziale di questo momento storico.

Quando si tratta di problemi legati alla salute, i migranti irregolari hanno un accesso limitato ai servizi sanitari; poiché non possono rivolgersi a un medico di famiglia che può aiutare in caso di sofferenza o sintomi COVID-19, questi non hanno altra scelta che andare alle stazioni di pronto soccorso; altri servizi sanitari, come quelli forniti da organizzazioni di volontariato, difficilmente possono far fronte alle innumerevoli richieste di aiuto fatte da persone vulnerabili. Ciò produce, come naturale conseguenza, rischi crescenti connessi alla salute mentale, spesso legati al consumo di droghe e, nel caso di persone transgender, alla mancanza di accesso alle terapie ormonali sostitutive.

Questo scenario, inevitabilmente, risulta collegato al dato strettamente economico, ovvero la conseguente perdita di reddito derivante dal blocco, che ha aggravato le già difficili situazioni finanziarie delle persone coinvolte nel lavoro sessuale - all'aperto o al chiuso - che non hanno una famiglia o altre reti per sostenerle.

Dato che in Italia il lavoro sessuale non è riconosciuto come lavoro, la maggior parte delle prostitute non può beneficiare delle misure di emergenza di sicurezza sociale recentemente adottate dal governo. Allo stesso modo, è improbabile che l'accesso ai buoni per generi alimentari sia concesso ai migranti irregolari, poiché non sono registrati nel comune e non sono assegnati ai servizi sociali.

In questo contesto, per loro socialmente disastroso, si inserisce l’iniziativa privata promossa dal collettivo “Ombre Rosse” che è tra i promotori della campagna crowfounding “Covid19 - Nessuna da sola”, nata per aiutare le sex worker nel pieno dell’emergenza coronavirus. L’obiettivo di Ombre Rosse è la de-criminalizzazione del lavoro sessuale e la promozione di un cambiamento culturale per combattere lo stigma che pesa sulle lavoratrici.

La campagna “Nessuna da sola” ha raccolto più di 11 mila euro, che sono stati spesi prevalentemente per affitti, medicine e terapie per persone transgender o sieropositive.

Ma le terribili condizioni delle prostitute ai tempi del COVID-19 non si limitano ai confini nazionali dell'Italia, bensì si estendono in modo simile in Europa e nel mondo.

Il Comitato internazionale per i diritti dei lavoratori del sesso in Europa (ICRSE) ha lanciato un invito a sollecitare tutti i governi ad agire con urgenza per garantire che le prostitute, insieme alle loro famiglie e comunità, possano accedere alle protezioni sociali durante la pandemia di COVID-19.

Le stesse Nazioni Unite hanno dichiarato in aprile che le prostitute di tutto il mondo stanno segnalando una mancanza di accesso ai piani di emergenza per la protezione sociale del coronavirus e hanno esortato i paesi a non lasciarsi alle spalle le prostitute nella loro risposta al virus ed è bene ricordare che solo 5 anni fa, l’ 11 agosto 2015 a Dublino, era stata approvata una risoluzione per la protezione dei diritti umani delle (e dei) sex workers, ma evidentemente la strada da percorrere è ancora lunga.

E in Italia lo è ancora di più.


Tratto da fonti web

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