Kintsugi - Solo quando ci rompiamo, scopriamo di cosa siamo fatti

TRADUZIONE DI GIANCARLO PROVENZANO DA UN ARTICOLO DI A. MANTOVANI | MEDIUM



L'arte giapponese, di oltre 400 anni fa, del Kintsugi (riparazione d'oro) - o kintsukuroi (falegnameria d'oro) - è un metodo di riparazione della ceramica che onora la storia unica di un manufatto, enfatizzando - e non nascondendo, una rottura.


Secondo gli storici dell'arte, il kintsugi è nato per caso.

Quando lo shogun del 15° secolo Ashikaga Yoshimasa ruppe la sua tazza da tè preferita, la mandò in Cina per le riparazioni e rimase deluso del fatto che fosse tornata ricomposta. I perni di metallo erano sgradevoli, quindi gli artigiani locali trovarono una soluzione: riempirono la fessura con una lacca dorata, rendendo la ciotola più unica e preziosa. Questa riparazione ha reso quella ciotola la preferita di Shogun e ha promosso una nuova forma d'arte.

Una forma d'arte nata dal mottainai - la sensazione di rimpianto quando qualcosa viene sprecata - e dal "mushin", la necessità di accettare il cambiamento: le crepe sono incollate con resina laccata e oro in polvere, argento o platino, e spesso fanno riferimento a forme naturali come cascate, fiumi o paesaggi. Questo metodo trasforma l'oggetto in qualcosa di nuovo, rendendolo più raro, bello e leggendario rispetto all'originale.

Perché questa arte è importante anche per noi come esseri umani?

Probabilmente non ci aspettiamo che le altre persone siano perfette. Si potrebbe, infatti, apprezzare il fatto che le persone mostrino le loro vulnerabilità, delle vecchie ferite, o ammettano i loro errori. È la prova che siamo tutti fallibili, che guariamo e cresciamo, che sopravviviamo ai colpi dell'ego, della nostra reputazione o della salute e che possiamo vivere raccontando la nostra storia. Mostrare le vulnerabilità, ammettendo gli errori, crea intimità e fiducia nelle relazioni e favorisce la comprensione reciproca.


Tuttavia, anche se siamo spesso sollevati quando gli altri sono sinceri, abbiamo paura di esporci. Riteniamo che l'onestà degli altri riguardo ai loro difetti sia positiva, ma crediamo che ammettere i nostri fallimenti sia molto più problematico.

Ciò accade perché comprendiamo le esperienze di altre persone in modo astratto, ma vediamo le nostre in modo molto concreto. Sentiamo le cose che ci accadono, intimamente e fisicamente.


D'altra parte, ciò che accade agli altri funziona più come un racconto istruttivo, perché il dolore del fallimento non è nostro e la distanza ci offre una prospettiva. Comprendiamo tutti, in teoria, che possono succedere cose negative. Ma soffriamo molto quando ci capitano e ci puniamo.

La vulnerabilità è coraggio in te, ma inadeguatezza in me: questo è completamente sbagliato. Come avvenne per i kfterugi, artigiani che hanno riparato la ciotola dello shogun con l’oro molto tempo fa, le imperfezioni sono doni su cui lavorare, non vergogne da nascondere. Trasforma l'ordinario in straordinario!


È assurdo essere imbarazzati per passi falsi e fallimenti nelle nostre vite, perché accadono a tutti e nessuna esperienza è sprecata. Tutto ciò che fai - buono, bello, cattivo, brutto - può servire da lezione (di vita), anche se è una lezione che non vorresti mai ripetere. In realtà, gli errori possono essere le esperienze più importanti ed efficaci. E possono essere condivisi sinceramente con chi ne ha bisogno e che merita di imparare quella saggezza.

Le cose possono andare in pezzi. È la vita. Ma se sei saggio, puoi usare tutti i frantumi, rattopparli e andare avanti. Questa è l'essenza dell’intraprendenza, della capacità di recupero e della persistenza. È il pensiero mottainai. Alcuni filosofi sostengono che in realtà è il significato della vita. Quando ci aspettiamo che tutto e tutti siano perfetti, inclusi noi stessi, non solo riduciamo gran parte di ciò che è bello, ma creiamo un mondo crudele in cui le risorse vengono sprecate, le qualità positive delle persone vengono trascurate a favore dei loro difetti e i nostri standard diventano limitanti, restrittivi e malsani.


L'approccio kintsugi invece sfrutta al massimo ciò che già “è” ed evidenzia la bellezza di ciò che abbiamo, i difetti e tutto il resto, piuttosto che lasciarci sempre afferrare da qualcos’altro di diverso, di migliore.

In altre parole, le esperienze che hai e la persona che sei già sono sufficienti.

È possibile, a volte, scheggiarsi, rompersi e cercare la riparazione. E va bene. Ma la realtà è il materiale migliore e più abbondante del pianeta, disponibile a chiunque e gratuita e tutti possiamo usare ciò che già abbiamo - compresi i nostri difetti - per essere ancora più belli.

Dopotutto, le nostre crepe sono ciò che ci dà personalità. Risplendiamo!

Cosi forse riscopriamo quanto di vero c'è nel pensiero di Ziad K. Abdelnour che si espresse dicendo: Solo quando ci rompiamo, scopriamo di cosa siamo fatti”.

Leggi l’articolo originale [KINTSUGI AND THE ART OF REPAIR: life is what makes us]

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